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TAORMINA
(15 luglio 08) - La sezione Teatro
di Taormina Arte, curata da Pompeo Oliva, si incunea tra le sezioni di
Cinema e Musica, rivendicando una sua identità,
che – a ben riflettere – si realizza
meglio nell’ambito di un progetto che si
risolve in un vero e proprio effetto di
dissolvenza di identità.
Ci saranno titoli, che vedono insieme
spettacoli “grandi” e spettacoli financo
“minimi”, novità assolute assieme a
riprese di piéces sperimentate, quanto
significativo sia stato lo sforzo produttivo
affrontato da Taormina Arte in questa
edizione.
E non soltanto nell’avere assicurato un
proprio apporto specifico ai titoli maggiori
di scena al grande Teatro Antico. Si pensi ad Amleto con la regia di Armando
Pugliese ed un cast di attori di grandissimo
livello, da Alessandro Preziosi nel mitico
ruolo, fino agli splendidi altri interpreti
che lo affiancano: Carla Cassola, Franco
Branciaroli, Silvio Orlando.
Seguono poi La favola di Amore e Psiche con
cui Renato Giordano completa il suo percorso
nel ricchissimo territorio della letteratura
classica (dopo Boccaccio e Petronio). Ritorna
la magica teatralità di
Peppe Barra in cui si innestano le componenti sonore
e coreografiche dello spettacolo, queste
ultime affidate ad André De La Roche.
Ma ancora di più l’impronta produttiva del
Festival si coglie nei titoli che puntano a
valorizzare le tante ed importanti risorse
artistiche del nostro territorio. E’ il caso
di Salomé (regia di Giampiero Cicciò), di
Metamorphosis, spettacolo a cura di Elena
Sgarlata, di La coda dell’oca con regia di
Gianni Fortunato, prima rappresentazione in
Italia di un autore, Andrea Genovese, già
conosciuto in Francia, fino ad avere dedicata
– da parte di un teatro di Lione – una
intera stagione ai suoi testi.
Di notevole interesse è il gruppo di
spettacoli che vengono ospitati dal Festival e
che hanno un loro punto di forza nella
presenza di attori di riconosciuta bravura: da
Sandro Lombardi, che con lo straordinario
apporto coreografico di Virgilio Sieni, agisce
sulla forza evocativa di una delle liriche più
importanti del secondo Novecento italiano (Le
ceneri di Gramsci di Pier Paolo Pasolini); a
Lello Arena, che rivisita in chiave partenopea
la commovente favola russa che ispirò
Stravinskij e che diventa ‘O cunto d’ò
surdato; a Enzo Vetrano e Stefano Randisi,
apprezzati in particolare per la loro
ineguagliabile rilettura dei testi
pirandelliani (Per mosse d’anima è un
omaggio al grande drammaturgo siciliano).
Un grappolo di testi poi vuole essere un
campione della quanto mai interessante realtà
teatrale che si muove attorno la città di
Palermo: 9 maggio 1978, regia di Alfio Scuderi,
interprete Paolo Briguglia, concentra nel
titolo una doppia e coeva tragedia italiana:
le morti di Aldo Moro e Peppino Impastato; La
spartenza, un progetto laboratorio di Enzo
Toto incentrato sul fenomeno, per tanti versi
parimenti tragico, dell’emigrazione
siciliana; Ferragosto…caldi pizzini,
spettacolo multimediale di Emanuela Mulè e
Giuseppe Moschella, che attinge dai più
recenti fatti della cronaca mafiosa i propri
motivi di ispirazione. Il gruppo attoriale della
“Compagnia di Piero” che da Catania con
Oltre il limite ha offerto un meraviglioso
esempio della capacità che ha il teatro di
accogliere ogni “differenza” e anzi farla
diventare formidabile strumento di
comunicazione artistica.
Da ultimo, con il privilegio
di inaugurare il Festival, Shakespeare e lo faccio in compagnia di
Francesco Branchetti, regista e interprete,
unitamente a Isabella Giannone, di Antonio e
Cleopatra, spettacolo che debutta in prima
assoluta a Taormina. C.S.
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