|
RAGUSA
(18 giugno 08) – Inaugurata qualche mese fa
a New York approda adesso sull’isola “Sicilian
Crossing” una grande esposizione sulla
storia dell’emigrazione. L’evento ospitato
nello splendido scenario del Castello di Donna
Fugata sarà aperto al pubblico dal 1 al 10
luglio. La mostra
successivamente farà tappa a Palermo e
Messina. L’esposizione è articolata
in sei gallerie e attraversa
le varie fasi del flusso migratorio che
coinvolse milioni di siciliani fra fine ‘800
e inizio ‘900: dalle cause che lo
provocarono fino alla perfetta integrazione
degli emigrati nella nuova realtà
socio-politica.
Nella Grande Mela e precisamente
nella cornice più ideale, l’isola – museo
Ellis Island a largo di Manhattan, ex
luogo di arrivo e smistamento degli immigrati,
la mostra ha riscosso grande successo con
oltre 46000 presenze nella lunga tournèe
statunitense (fra le tappe anche Boston, Stony
Brook, Norwich e Miami). Sempre
a Donna Fugata, contestualmente alla mostra,
sabato 5 luglio, la
proposta di un “Museo ibleo
dell’emigrazione” sarà al centro del
dibattito, in cui sono previsti gli interventi
del direttore di “Qui Sicilia” Mario
Cavaleri; del vicepresidente
dell’associazione “Ragusani nel mondo”
Sebastiano D’Angelo e del presidente della
“Rete dei musei siciliani
dell’emigrazione” Marcello Saija.
Promotore dell’iniziativa è l’assessore
regionale al lavoro, formazione ed emigrazione
Carmelo Incardona; e saranno presenti il
presidente della Regione Raffaele Lombardo e
il vicepresidente dell’Ars Santi Formica.
L’incontro, fissato per le ore 18, sarà
aperto dai saluti del Sindaco di Ragusa Nello
Di Pasquale, del Prefetto Giovanni Monteleone,
dell’assessore comunale Mimì Arezzo, del
Presidente della Provincia Franco Antoci e del
dirigente generale Dipartimento Lavoro
Giovanni Bologna. Tanti
i motivi che spinsero decine di migliaia di
famiglie siciliane a lasciare l’Isola per
inseguire l’ “american dream”: povertà
delle comunità agricole, scarse condizioni
lavorative, voglia di riscatto; e poi,
l’attrazione della sfida, dell’avventura,
ben supportate da una capillare rete di agenti
marittimi che con un’efficace promotion
seppero coltivare, propagandare e vendere il
mito americano. L’evento,
nato da un’idea del prof. Marcello Saija,
docente di storia delle istituzioni politiche
dell’Università di Messina, in raccordo con
l’Assessorato regionale al lavoro e
immigrazione, e co-sponsorizzato
dall’Università di Stony Brook,
dall’ateneo messinese, dall’Osia (Ordine
dei figli d’Italia in America), dalla
Filicudi Associates del Massachusets e dalle
autorità consolari delle varie città che
l’hanno ospitata, è stato curato nel
progetto di allestimento dall’architetto
Sonia D’Ambra e nel design dalla prof.ssa
ing. Laura Saija. Oggi la popolazione italiana
è pari alla collettività di emigrati sparsi
all’estero, circa 60 milioni: un’altra
Italia nel mondo. Ellis Island, ad esempio, ne
accolse circa 17 milioni, tanto da dar vita al
più grande muro di nomi del mondo, il famoso
Wall of Honor. La storia raccontata nella
mostra è un percorso fotografico siculo -
americano, che unifica idealmente milioni di
viaggi. Che non furono di
“dissolutezze” e di piacere alla
Gustave Flaubert ma di speranza e riscatto. M.C.
|