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CATANIA
(5 novembre 07) – Sono passati tre anni
dalla morte del giornalista e scrittore
Tiziano Terzani, autore di In Asia e Lettere
contro la guerra. Dal suo ultimo libro, La
fine è il mio inizio, raccolto e curato dal
figlio Folco, è tratto il nuovissimo
spettacolo diretto da Lamberto Puggelli,
produzione Teatro Moderno, che dopo i
trionfali debutti al Piccolo di Milano e al
Teatro di Genova sarà in scena
all’Ambasciatori dal 7 al 25 novembre 2007,
ospite della ricca e stimolante stagione del
Teatro Stabile di Catania. L'idea di
portare a teatro un testo di Terzani è di
Mario Maranzana, che ne ha firmato
l’adattamento. Maranzana sfruttando una
somiglianza interpreta lo stesso Terzani, con
Roberto Andrioli nel ruolo del figlio. La
bella scena è di Luisa Spinatelli. Nel libro
e sulla scena il padre si racconta al figlio,
rispondendo alle sue domande, parlando di se
stesso, della sua storia e delle sue origini,
dei suoi viaggi e delle sue scoperte, dei
luoghi, delle persone. Parola dopo parola,
ricordo dopo ricordo, questa biografia parlata
prende forma, trasformandosi nel testamento di
un padre che si mostra al figlio in tutta la
sua pienezza: un uomo dalla vita intensa,
colorata ed energica, un viaggiatore
d'eccezione, un testimone non sempre comodo
che ha attraversato gli eventi della Storia,
le guerre e i grandi temi politici degli
ultimi cinquant'anni. Dalla carta stampata al
palcoscenico, dalla parola scritta alla parola
detta, La fine è il mio inizio approda così
in teatro, in uno spettacolo intenso che fa
rivivere i momenti più intimi e profondi del
racconto, in questo incontro tra un padre
giunto agli ultimi giorni della sua vita e di
un figlio che si ferma ad ascoltare le sue
parole, nella loro casa di montagna, tra il
verde e il silenzio della natura. Un dialogo
tra padre e figlio, consegnato ad un libro,
nel quale Tiziano Terzani, considerato da
molti il massimo scrittore di viaggio del
secolo XX, affida al primogenito Folco le sue
riflessioni sulla Storia attraversata e sui
paesi conosciuti (Cina, Vietnam, India): sulla
guerra e sulla civiltà, sulla vita e sulla
morte, sulla malattia con la quale convisse
negli ultimi mesi della sua esistenza
trascorsi nel rifugio di Orsigna,
sull’Appennino tosco-emiliano.
Sapendo di essere arrivato alla fine
del suo percorso, parla al figlio di cos`è
stata la sua vita e di cos`è la vita. Così
racconta di tutta un’esistenza trascorsa a
viaggiare per il mondo alla ricerca della
verità. E, cercando il senso delle tante cose
che ha fatto e delle tante persone che è
stato, delinea un affresco delle grandi
passioni del proprio tempo: «Se mi chiedi
alla fine cosa lascio, lascio un libro che
forse potrà aiutare qualcuno a vedere il
mondo in modo migliore, a godere di più della
propria vita, a vederla in un contesto più
grande, come quello che io sento così forte».
«Chi conosce Terzani lo ama», annotano gli
autori dello spettacolo fortemente voluto da
Mario Maranzana. «Lo ama al punto di voler
approfondire e allo stesso tempo divulgare i
suoi pensieri e il suo modo di affrontare la
vita e il nostro quotidiano. Ed è per questo
che Terzani sta diventando un vero e proprio
fenomeno di massa, al quale è stato dato
anche un nome: il "Terzanismo". Ma
chi ha letto Terzani sa anche che lui stesso
guarderebbe a questo "fenomeno" con
atteggiamento critico e scettico. Perché è
proprio il suo modo di parlare al cuore delle
persone, alla parte più intima di noi,
urlando e sussurrando i mali e le bellezze
della nostra società e della nostra vita ad
aver fatto di lui un uomo così amato e
rispettato».
Red
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