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L'attrice interpreta un dittico di autori siciliani alla Sala Verga

LA STAGIONE DEL TEATRO STABILE SALUTA IL RITORNO SULLE SCENE DELLA GRANDE  IDA CARRARA  

CATANIA (5 novembre)  - Un dittico di autori siciliani massimamente rappresentativi - Il rosario di Federico De Roberto e L’altro figlio di Luigi Pirandello – è la scelta dal segno fortemente identitario compiuta dallo Stabile etneo per la nuova produzione inaugurale della stagione 2007-2008. Un’apertura che segna il ritorno della grande Ida Carrara sulle scene del “suo” teatro. L’allestimento è affidato ad artisti di chiara fama, che hanno già firmato per l’ente catanese diverse produzioni di successo. Regia e impianto scenico sono di Giuseppe Dipasquale, i costumi di Elena Mannini, le musiche di Massimiliano Pace, il fondale di Roberto Laganà Manoli, le luci di Franco Buzzanca. Accanto ad Ida Carrara, un nutrito cast di qualità che annovera Vitalba Andrea, Debora Bernardi, Filippo Brazzaventre, Alessandra Palladino, Marcello Perracchio,Matilde Piana, Franco Sciacca, Angelo Tosto, Concita Vasquez, Manuela Ventura e la piccola Giorgia Torrisi. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Verga, dal 6 al 25 novembre 2007. «I due testi, simili dal punto di vista drammaturgico (entrambi atti unici), ma differenti per autore e storia, posseggono insita una chiave per un’interpretazione, o se si vuole un'alchimia, comune estremamente stimolante; specie per ciò che concerne il discorso sul genere di scrittura al quale entrambi appartengono» spiega il regista Dipasquale. Scritto nell’ottobre del 1898, pubblicato nell’aprile del 1899 su “Nuova Antologia”, Il rosario fu rappresentato dalla Compagnia di Virginio Talli il 29 novembre 1912 al Manzoni di Milano e ripreso a Roma il 30 maggio 1913. Il 25 gennaio 1919, viene ancora rappresentato all’Argentina in una nuova versione in dialetto siciliano con la “Compagnia del teatro Mediterraneo” diretta da Nino Martoglio, in contemporanea al Ciclope di Euripide, nella traduzione dialettale realizzata da Pirandello. Del 1923, pubblicato da R. Bemporad e F., e rappresentato al Teatro Nazionale di Roma dalla compagnia Raffaello e Garibalda Niccoli, è invece L’altro figlio. Dunque venticinque anni di distanza. «Un quarto di secolo - evidenzia ancora Dipasquale - che fa la differenza tra i due siciliani, De Roberto e Pirandello, i quali si confrontano su una tematica simile: la tragedia dell’assenza. Perché siamo in presenza di due tragedie dell'assenza, ove viene vissuta e agita un’azione, che ne Il rosario è puramente tragica, mentre ne L’altro figlio è vissuta come tragica, la quale si compie - o si è compiuta - alle spalle della vicenda alla quale assistiamo». La morte di Salvatore Pirrone de Il rosario ha lo stesso valore di crimen occultato della rimozione in vita di quel Rocco, l’altro figlio di Maragrazia. È in queste morti “chiuse” fuori scena la chiave per leggere i due atti unici come unificata tragedia mancata: dove la vicenda vuole e tenta di farsi tragedia, ma non può, poiché impossibilitata, privata di una catarsi naturale concessa dalla storia soltanto ad alcuni personaggi la cui azione acquisti in pieno lo slancio dell'universalità. Ecco allora la possibilità del ribaltamento che consente di rivelare il dramma/tragedia dell'assenza in assenza della tragedia: i personaggi, le loro azioni, la guida dei loro pensieri e delle loro risoluzioni statiche sono come una rincorsa orfica agli inferi, in preda ad una eterna perdita/assenza della propria Euridice. Ma tanto più arso dal sole e dal luogo aperto sarà la tragedia de L’altro figlio, quanto più ombrosa e chiusa in un interno borghese risulterà quella de Il rosario. Due mondi, due culture, due madri, che troveranno nella grandezza di un’interprete come Ida Carrara, un solo filo conduttore: il delirio dell’assenza nella violenza della maternità. Red

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