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Una selezione delle più importanti raffigurazioni sui temi del sacro di Caravaggio in mostra fino al 14 marzo al museo Pepoli di Trapani

L'IMMAGINE DEL DIVINO SECONDO CARAVAGGIO

TRAPANI (3 marzo 08) - Il Museo Pepoli di Trapani ha l'onore di ospitare un'importante selezione di opere di Caravaggio.
“Caravaggio. L'immagine del Divino” è la mostra che a novembre ha lasciato Malta, dove ha fatto tappa al Museo nazionale dell'Archeologia, per trasferirsi in Sicilia dove si celebrano i 400 anni del passaggio di Caravaggio. La mostra, realizzata sotto l'Alto patrocinio della Presidenza della Repubblica Italiana, è curata da Sir Denis Mahon: appassionato ed esperto conoscitore dell'arte italiana e di Caravaggio.
La mostra è organizzata da RomArtificio e dal Consorzio Universitario della Provincia di Trapani, sotto l'Alto patrocinio del presidente della Repubblica di Malta, Edward Fenech Adami e del presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. “Caravaggio. L'immagine del Divino” è promossa anche dalla Provincia Regionale di Trapani e dalla Regione Sicilia.
La genialità inconsueta ed indiscutibile di Caravaggio si è confrontata con i temi sacri in maniera assolutamente unica: la composizione delle scene, l'uso della luce e rappresentazione coraggiosa e originale delle figure hanno aperto la strada ad un nuovo modo di intendere ed esprimere il Divino. Sconvolgendo le tradizionali iconografie con nuove composizioni, l'artista seppe dar voce al sentimento religioso che caratterizzò la cultura seicentesca, dalle prove giovanili fino alle ultime tragiche opere.
La mostra presenta quattordici dipinti autografi, selezionati dal maggiore critico d'arte del Seicento Sir Denis Mahon autore, tra l'altro, dell'eccezionale scoperta della prima versione dell'opera "I Bari" che il Caravaggio realizzò tra il 1545 ed il 1546 a Roma ed alla quale fece seguito una seconda e differente versione commissionata dal cardinale Del Monte, per quale il pittore di origini lombarde in quel periodo prestava servizio.
Gli approfondimenti offerti dalla mostra dimostrano che il Caravaggio ripeteva più volte lo stesso soggetto, aveva un legame di sangue con Palermo: il padre Evaristo era palermitano. Le radiografie dei dipinti hanno, infatti, individuato stesure sottostanti alle versioni finali. Il pittore copiava dal naturale direttamente sulla tela con disegni a pennello, che indicavano sommariamente la composizione e che, attraverso ripensamenti e modifiche successive, erano elaborati fino ad arrivare alla versione finale del dipinto.
Al Museo Pepoli sono in mostra opere come l'Adorazione dei Pastori e la Resurrezione di Lazzaro (Museo Regionale di Messina), il Sacrificio di Isacco e il San Francesco in estasi (Princeton, New Jersey), il San Francesco in meditazione sulla morte (Carpineto Romano), il San Francesco (Cremona) l'Estasi di S. Francesco (Udine), il San Giovannino (Galleria Corsini), il San Giovannino alla sorgente (collezione privata), la Decapitazione di San Gennaro (Palestrina), il Sacrificio di Isacco (Modena), la Maddalena in estasi (Roma).
Purtroppo, tra le quattordici importanti tele del Caravaggio, spicca l'assenza della "Natività", rubata nel 1969 a Palermo che rappresenta “la perdita più dolorosa, all'interno di un panorama di opere che sono la quintessenza dell'elaborazione caravaggesca del sacro”, ha detto Claudio Strinati, soprintendente del Polo museale Romano.
Red

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