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CATANIA
(15 maggio 08) - Nonostante che
“la
pittura, con la sua storia e le sue molteplici
trasgressioni, ha certamente difficoltà -
oggi - di essere un linguaggio
specificatamente innovatore”
continua a coinvolgere giovani e
giovanissimi autori che la praticano per
un’ancestrale esigenza. La giovane pittura
d’immagine instaura naturalmente
un’intensa dialettica (senza mai farsi
inglobare) con il mondo delle altre
immagini: prevalentemente con la
fotografia, ma anche con il film, il video, la
virtualità, la pubblicità, il fumetto. Questa mostra alla Galleria
Libra e il racconto curatoriale di Vitaldo
Conte sulle Apparenze
costruite vogliono partire con la ‘presenza sintomatica’ di Franco Piruca (nato a
Catania nel 1937, morto a Roma nel 2000),
protagonista “metafisico” della Pittura
Anacronista, che nel
’78 esordì con la sua mostra personale alla
Galleria Tartaruga di Roma. Il percorso di
questa esposizione “attraversa” (dopo
Piruca) generazioni ed espressioni di pittori
catanesi, distanziate almeno da un decennio,
per arrivare alle ultime proposte:
Salvo Russo interpreta la successiva con il suo
‘pluricitazionismo’ alchemico e
visionario;
Agata
Bulla l’ulteriore con il suo
‘plurilinguismo’ lirico e tecnico;
Alfio
Giurato, Salvatore Santoddì e Giovanni
Zoda (nati tra il ’78 e l’80)
l’ultima con espressioni differenti
“costruitesi” con
intense ricerche (al limite della
tensione mistica) dell’apparenza
pittorica. Gli ultimi due “passaggi”
generazionali costituiscono nell’insieme un’area di riferimento
dell’ultima pittura a Catania (non a caso
hanno condiviso, talvolta, le loro
esposizioni), che può ambire a una
riconoscibilità e dialettica nazionale.
L’immagine pittorica a Catania non nasce a
caso, avendo una sua radicata tradizione che
la scansione della stessa mostra vuole
esprimere. La definizione di Apparenze
costruite, attribuita all’esposizione
dal curatore, vuole essere una segnaletica che
“assembla” espressioni e generazioni
diverse, distanti tra di loro. Le apparenze
dell’immagine, pur emotive nelle loro
valenze significanti e di colore, come nelle
molteplici metafore, sono costruite
sulla tela attraverso ‘maschere’ e
artificiosità pittoriche (tradizionali e
attuali). La mediazione mentale e del pensiero
ne “raffredda” le valenze calde e
pulsionali, anche quando vogliono esprimere la
religiosità del quotidiano (Piruca),
i fasti e segreti dell’alchimia (Russo),
la liricità del sogno (Bulla),
la vibrazione espansiva dell’autoreferenza (Giurato),
la simbologia mistica (Santoddì)
o della maschera rituale (Zoda).
Questa pittura
d’immagine può divenire anche
costruzione di un pensiero che
narra, a differenza di prevedibili
rappresentazioni delle realtà esteriori
(meglio esprimibili con altri linguaggi),
l’immagine di un’altra realtà con sue profondità di lettura. La pittura d’immagine assume così una connotazione di apparenza,
sconfinando nell’astrazione speculativa o
nella vocazione a riferirsi a un oltre (sogno, mistica, memoria, segreto) con ‘segni-immagine’.
Red
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