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Il Loggiato San Bartolomeo di Palermo ospita dal 10 maggio al 29 giugno una significativa raccolta di opere del padre della Pop-Art provenienti dalla collezione Rosini-Gutman

ANDY WARHOL, STORIA DEL MITO PER IMMAGINI

                                                         PALERMO (3 maggio 08) - Oltre 108 sono le opere di Andy Warhol, tra pezzi unici, grafiche, oggetti, foto e video provenienti dalla collezione Rosini-Gutman, che potranno essere visitate gratuitamente al Loggiato San Bartolomeo. La mostra organizzata dall'associazione Mare e patrocinata dalla Provincia regionale di Palermo potrà essere visitata fino rimarrà aperta fino al 29 giugno. Prendendo spunto dal cinema, dai fumetti, dalla pubblicità, senza alcuna scelta estetica, ma come registrazione delle immagini più note e simboliche, nasce l’arte di Andy Warhol. Dal volto di Marilyn Monroe alle inconfondibili bottigliette di Coca Cola, l’artista riproduce come su un catalogo trent’anni di arte, dal ‘57 all’87, con immagini-simbolo della cultura di massa americana senza alcuna polemica, ma come documento artistico sulla società dell'immagine odierna. Andy Warhol, considerato a pieno titolo uno dei più grandi geni artistici del suo secolo, nasce a Pittsburgh il 6 agosto 1928. Figlio di immigrati slovacchi di etnia Rutena il suo nome vero è Andrew Warhola. Inizia a utilizzare la tecnica di stampa impiegata nella serigrafia nel 1962, rivolgendo l'attenzione alla riproduzione di immagini comuni, degne del titolo di "icone simbolo" del suo tempo. Tratta anche temi carichi di tensione, come i Car Crash (Incidenti automobilistici) e Electric Chair (sedia elettrica). Dal suo stile "neutro" e banale prende il via la cosiddetta Pop-art. Un´arte meccanica non solo in senso tecnico, ma come esclusione di ogni emozione soggettiva, per aderire in tutto e per tutto a ciò che egli chiamava vita. Ed è la vita che si dà attraverso gli oggetti di consumo quotidiano o attraverso la comunicazione di massa: la radio, la televisione, la fotografia sui giornali. Una visione che sovvertiva la concezione individualistica, eroica quasi, fondata sul gesto estremo, sul rifiuto della società urbana, sul culto della materia primaria che aveva caratterizzato tutta la cultura artistica degli anni Cinquanta, per misurarsi con le mutazioni visive ma anche metodologiche e mentali della nascente civiltà massmediale.  Red

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